TIM GRIMM

Tim Grimm ha suonato e collaborato col suo grande idolo e amico Ramblin Jack Elliot, ha recitato al fianco di Harrison Ford e ha diviso il palco con il poeta Wendell Berry. Ha pubblicato dieci dischi che hanno raggiunto la cima delle classifiche di musica folk e roots, ricevendo molti premi e riconoscimenti. Il suo genere spazia dal folk al country, mantenendo una forte matrice rurale sia nei testi sia nell’accompagnamento delle canzoni. La sua calda voce da narratore si circonda di strumenti tradizionali e la critica lo ha spesso paragonato a Johnny Cash, Woody Guthrie, John Prine e lo Springsteen di Nebraska.
Dopo alcuni anni passati a Los Angeles, dove ha lavorato moltissimo come attore, Tim Grimm è ritornato nella sua fattoria di 80 acri nell’Indiana, per dedicarsi alla musica e alla sua famiglia. I dischi di Grimm sono piccole perle, semplici e diretti, carichi di dettagli e sfumature, come l’ultimo A Stranger In This Time, pubblicato dall’etichetta italiana Appaloosa. L’album è una dichiarazione d’amore per le persone e i luoghi in cui l’artista americano è cresciuto, che non risparmia però punte di critica sentita all’attuale situazione politica, sociale e ambientale. Un percorso personale e collettivo che si dispiega tra ballate poetiche e profonde, canzoni d’amore dolceamaro e brani taglienti e impegnati. A Stranger In This Time affonda le radici nella vita di Grimm sia nella scrittura sia nella produzione: così ad accompagnarlo c’è la sua Family Band, composta dai figli Jackson (chitarra, banjo, mandolino e voce) e Connor (basso), e dalla moglie Jan Lucas (voce e armonica). Si tratta della naturale evoluzione di un sodalizio artistico che da parecchi anni vede moglie e figli affiancare Grimm in tour e che, per la prima volta, li coinvolge direttamente nella scrittura, nell’esecuzione e nella produzione dei pezzi. Sono canzoni dall’atmosfera sonora ricca e dalle tinte forti, come nella nostalgia ipnotica e martellante di Over The Waves e Finding Home. In apertura invece These Rollin’ Hills alterna l’amore per la terra natia all’inquietante presentimento dell’arrivo imminente di un inverno tanto reale quanto metaforico. Non mancano neppure brani dalla scarna essenzialità, come Gonna Be Great e Black Snake, che nella forza del loro messaggio sociopolitico ricordano gli inni di protesta di Leonard Cohen e Bob Dylan. Thirteen Years è forse il pezzo che più ripercorre il solco del cantautorato di Tim Grimm, raccontando la storia di un albero caduto nella tenuta del nonno e divenuto anni dopo la chitarra che sentiamo in questo disco. Il risultato finale è un tributo vibrante e profondo alla tradizione folk da cui Grimm proviene, i cui confini vengono tuttavia superati grazie anche ad alcune collaborazioni che portano nuova linfa. Così la batteria e le percussioni di Hannah Linn e il violino di Diederik van Wassanaer regalano energie fresche a una tradizione musicale viva e attuale come non mai.
Poche settimane prima dell’uscita del disco, durante l’ultima campagna elettorale americana, Tim Grimm ha pubblicato una bellissima canzone, Woody’s Landlord, feroce critica a Donald Trump e a suo padre, che era stato il padrone di Woody Guthrie.
Vi aspettiamo il 12 ottobre ore 21:00 per un beach house concert d’eccezione …

Cena buffet + ingresso € 15,00

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